Il report del laboratorio di lettura: “Ascoltare, condividere e riscoprire se stessi”

Descrivere un’esperienza cominciando dalla fine mi sembra, a dir poco, stravagante, ma è quanto desidero fare! Anche giovedì 9 novembre, sono andata via, dal Santuario della Madonna della Catena, con un’indescrivibile sensazione di leggerezza. Nel Laboratorio Letterario, guidato con delicata maestria dalla scrittrice e critica letteraria Romina Arena, ho fatto esperienza del Bene. Ho la certezza che il bene genera altro bene e che la tristezza genera soltanto se stessa; mi chiedo, andando via dal Laboratorio, chissà, come e quando il dono ricevuto produrrà i suoi frutti. Ismaele, protagonista del racconto di Herman Melville – “Moby Dick o la balena bianca” – è stato l’oggetto del nostro ultimo incontro. Avevo già letto il primo capitolo di questo romanzo e mi era sembrato parlasse di un’avventura che nulla mi ispirava. Romina, invece, attraverso la sua pacata e sapiente lettura, mi ha introdotto nel pensiero e nella vita di Ismaele; solo così ho cominciato ad ascoltare, veramente, quello che il protagonista intendeva dire. «Chiamatemi Ismaele» , sono queste le prime parole del romanzo. Incredibile, leggendole da sola non ne avevo compreso l’importanza, eppure Ismaele mi stava parlando della sua vocazione.

Avrebbe potuto prendere un mercantile per andare in mare, ma sceglie, consapevolmente, una baleniera, perché intende mettere in gioco tutta la sua esistenza. Il marinaio Ismaele ha un grande impulso verso il Bene che si incarna nel servizio incondizionato e totalizzante per l’altro. Quanta superficialità nella mia lettura solitaria, non mi ero resa conto che Ismaele voleva parlarmi, anche, di solidarietà! Il piccolo marinaio, nonostante i pugni ricevuti e gli ordini dei superiori, molto spesso troppo pesanti da sopportare, mi diceva senza mezzi termini che «[…] ho la soddisfazione di sapere che tutto va bene e che ogni uomo è, in un modo o nell’altro, servito esattamente alla stessa maniera […]» .

A casa da sola, avevo fatto l’esperienza di chi legge senza capire e chi guarda senza vedere nulla… avevo fatto l’esperienza del cuore chiuso alla parola dell’altro. Lo stare in gruppo, invece, ed essere guidati nella scoperta di un orizzonte più grande di me, mi ha consentito di entrare nel profondo del racconto e cogliere i significati autentici del messaggio: servizio per ogni uomo, umiltà, solidarietà, speranza, giustizia e salvezza. Non ho dubbi, nei Laboratori Letterari è più facile ascoltare, condividere e riscoprire se stessi.

Ritorno con il pensiero, inevitabilmente, alla formazione IRC dello scorso anno, quando per la prima volta ho sperimentato che, attraverso i meravigliosi testi letterari di Elena Bono, era possibile effettuare passaggi e collegamenti significativi con i brani della Bibbia. È stata una scoperta entusiasmante.

Ho imparato ad apprezzare la potenzialità dei Laboratori Letterari e sono convinta che essi siano uno strumento didattico importantissimo in quanto stimolano la curiosità, la riflessione e la condivisione in gruppo dei grandi temi dell’esistenza e del trascendente, consentendo, a chi vi partecipa, di fare esperienza concreta del Bene.

Quando un maestro di religione stimola la curiosità, nasce il desiderio e quando questo avviene, nascono le passioni. La passione è un’energia vitale che consente a colui che la scopre di vedere dentro se bellezza e armonia, di percepire il suo prossimo come compagno di viaggio e di sperimentare Dio come Padre Misericordioso.

Buona scoperta a tutti!

(Sabina Vespasiano)

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2017-11-30T18:53:29+00:00