Terzo laboratorio di lettura e scrittura creativa: la poesia di Wislawa Szymborska

Da anni ormai sono abituata a fermarmi durante il giorno o a fine giornata per ascoltare il vissuto interiore che mi abita, per elaborarlo e possibilmente decifrarlo: in questa giornata cosa mi ha mosso? Quali vissuti, quali movimenti interiori hanno spinto il mio agire o pensare? Cosa mi ha avvicinato al Signore e cosa mi ha allontanato da Lui? Come il Signore mi è venuto incontro, quali doni mi ha fatto? Quali appelli accolti e quali rifiutati? Quella che vivo e che qui ho descritto in sintesi è un’antica pratica della Chiesa conosciuta come “esame di coscienza”, che Sant’Ignazio di Loyola ha individuato essere cardine della giornata e importante forma di preghiera.

Questo esercizio, oltre ad aiutare l’ascolto del mio mondo interiore, facilita l’ascolto di ciò che mi circonda, della realtà, delle persone,… Eppure, nonostante la familiarità con questo tipo di esercizio spirituale, credo che non sarei mai riuscita, da sola, a vederne il legame con la poesia “Disattenzione” di Wislawa Szymborska. Che bellezza e che profondità le parole di questo brano poetico! È grazie alle sollecitazioni introduttive che Romina Arena ci ha lanciato durante il nostro terzo appuntamento che ho potuto entrare in questa poesia e riconoscerne l’esperienza a me familiare.

All’inizio una semplice domanda, apparentemente di circostanza: “Come avete trascorso le vacanze di Natale?” Poi, accogliendo i dettagli dei nostri racconti, caratterizzati da aspettative disilluse, piccole frustrazioni o da piacevoli sorprese, una seconda sollecitazione: “pensate alla giornata trascorsa e isolate le cose che vi hanno infastidito”. Infine, dopo la riflessione silenziosa in cui ciascuno potesse scrivere la lista dei fastidi percepiti, la terza provocazione: “Quali cose invece vi hanno gratificato oggi?”. Un breve scambio di riflessioni su quanto ciascuno ha potuto cogliere della propria giornata e poi una prima lettura del testo proposto.

Armata di matita per catturare le parole che mi colpivano diritta al cuore, ecco cosa è emerso: senza fare domande, il dovuto, incombenze, senza un pensiero, uso ordinario, dettagli in movimento oppure cambiamenti, tagliato diversamente, come non mai, gocce diverse, lasciato per sempre, esige qualcosa da noi, partecipazione stupita a questo gioco. Due modi di vedere la stessa realtà: uno distratto, incurante, insofferente perché privo di stupore che fa percepire il cosmo come un eterno fastidio; l’altro attento ai numerosi dettagli, movimenti, sfumature, bellezze capace di farci provare gratitudine e apprezzamento verso la stessa realtà.

Che strano scoprire la potenza di un testo letterario! Non è Sacra Scrittura eppure ne richiama lo splendore. Davvero la parola è efficace, anche quella con la “p” minuscola. Penso a quanto poco valore diamo oggi alle parole nostre e altrui… Parole, parole… e neppure d’amore! Sovente dette senza soluzione di continuità, spesso gridate,… E l’impressione che sia ascoltato solo colui che urla più forte…

Torno a casa ancora una volta arricchita, da un’esperienza innanzitutto. Il laboratorio letterario non è stata solo l’occasione per raccogliere materiale funzionale alle nostre lezioni o per imparare un metodo di avvicinamento a testi letterari suggeriti, ma ha offerto soprattutto un’occasione per lasciarmi mettere in discussione, per fare esperienza gratuita e condivisa. E questo è motivo di riconoscenza.

Suor Lorena Armiento


Disattenzione (Wislawa Szymborska)

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.

Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

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2018-01-24T12:29:19+00:00